17/09/2019
Tre giorni di formazione per il clero di Catanzaro-Squillace sul tema “Etica personale e sociale”

“Etica personale e sociale”: è stato il tema che ha guidato dall’11 al 13 settembre scorso il Convegno Pastorale dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace. Tre giornate presiedute e introdotte dall’Arcivescovo Metropolita Mons. Vincenzo Bertolone rivolte al clero e agli organismi di partecipazione ecclesiale, vissute nel salone del Santuario di Torre di Ruggiero alla presenza di esperti relatori come i professori Pasquale Giustiniani, don Vincenzo Lopasso, don Gaetano Di Palma, padre Maurizio Pietro Faggioni, don Nicola Rotundo e don Davide Riggio. 
Il tema voluto dall’Arcivescovo Bertolone è stato riletto dai punti di vista biblico, teologico e morale, tenendo presente il magistero ecclesiale e le antropologie contemporanee in un contesto storico e sociale sempre più in cambiamento. 
 «Il Corso di formazione - così ha introdotto i lavori Mons. Bertolone -  intende mettere a fuoco la centralità delle dimensioni etica e morale, nella consapevolezza che l’attuale deriva della società, tra cui alcune realtà ecclesiali, non va soltanto constatata, ma contrastata, con processi che valorizzino l’imperfezione umana come un’opportunità per riconoscersi erranti e, di conseguenza, riprendere il proprio cammino di conversione».
Dinanzi alle tante sfide della pastorale, segnata anche dalla carenza di ordine morale, al suo clero l’Arcivescovo Bertolone ha evidenziato la necessità di occuparsi seriamente della vita del popolo con un corretto e testimoniato annuncio del Vangelo, aiutando tutti ad assumersi nella Chiesa responsabilità e corresponsabilità con retta coscienza, secondo la verità della fede, unitamente alla regola della carità e alla norma della speranza.
Ai relatori non è mancato di prospettare ai presenti risposte qualificate su dei nodi di fondo che investono l’agire etico dell’umanità su determinate situazioni morali come la bioetica, l’economia e nuove frontiere dell’etica cristiana, segnate spesso da un legittimato relativismo etico, dalla tecnica e dal continuo progresso. 
Nel suo intervento il professore Giustiani ha evidenziato che «quando una persona vuole esplicitare la sua morale deve essere anche in grado di elencare un insieme di regole su cui la morale si basa». «Il processo è analogo - ha detto Giustiniani – a quello di un giurista, che esplicita la legge contenuta in un codice. Senza codice, per quanta il nostro giudice sia bravo, non potrà mai pretendere di applicare la legge, ma applicherà in concreto la “sua legge”, spesso non sempre uguale, dipendente dalla sua personalità e persino dall’umore del giorno in cui giudica». Un richiamo quindi ad un agire di fede e con un discernimento responsabile, tutelando la centralità della persona e il bene comune. 
Se si avverte, soprattutto nelle comunità parrocchiali, la difficoltà di  portare la Parola del Signore e il suo mandato missionario di annunciare e di insegnare la verità e la grazia che salva, a tutti è richiesta la testimonianza della carità e l’esempio della santità. La “professione” della propria fede fatta con chiarezza di contenuti evangelici, con metodologie appropriate, con linguaggio certo e con l’attualità del magistero della Chiesa universale e particolare, aiuterà le coscienze dei credenti ad inserirsi attivamente e responsabilmente nella missione ecclesiale, «eliminando ogni malizia e ogni inganno, le ipocrisie e le invidie, e tutte le maldicenze»
Partecipato anche il dibattito in aula in cui i presenti hanno formulato domande con problematiche evidenti della vita pastorale. 
A concludere i lavori il professore Pasquale Giustiani e l’Arcivescovo Mons. Vincenzo Bertolone, che ha consegnato alla comunità diocesana la lettera dal titolo: «Siamo Chiesa, corpo e volto di Cristo, annunciatrice gioiosa del Vangelo».