21/12/2019
Storia e Fede: il terzo incontro della rassegna “Maieutiké tra cielo e terra” nella Basilica dell’Immacolata di Catanzaro con Paolo Mieli 

Secondo il programma formulato dall’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace e dalla Società Entopan – Smart Networks & Strategies, la Basilica dell’Immacolata, che da molti secoli caratterizza il centro storico di Catanzaro, ha ospitato nel nebbioso pomeriggio di giovedì 19 dicembre i numerosi partecipanti al terzo incontro della rassegna “Maieutiké, tra cielo e terra”, organizzata per riscoprire e consolidare i legami tra la nostra fede cristiana e le molteplici facce del nostro contesto socio-culturale. Questo terzo appuntamento culturale è stato dedicato al complesso rapporto tra la fede cristiana e la storia, sul quale è stato chiamato ad offrire la propria lunga e qualificata esperienza di storico, giornalista e scrittore e docente il prof. Paolo Mieli; figura di primo piano del giornalismo italiano e noto volto di Raitre in quanto attuale conduttore della rubrica storica quotidiana “Passato e presente”, in passato l’illustre ospite è stato anche direttore dei giornali “La Stampa” e “Il Corriere della Sera”.
L’incontro è stato moderato dal teologo don Francesco Brancaccio, direttore dell’Ufficio Cultura diocesano, e, dopo le interessanti considerazioni del relatore e una decina di interventi di alcuni presenti, è stato concluso dall’Arcivescovo mons. Vincenzo Bertolone.
Presentando il prof. Mieli, il moderatore ha tenuto a precisare che la fede e la storia non devono essere considerate poli antagonisti di una realtà duale ma formano un intreccio indissolubile in cui l’una ha bisogno dell’altra. Non molto elevata era la considerazione della storia nella cultura ellenica, mentre è stata poi la cultura giudaico-cristiana a riconoscerle la sua dignità, quella di luogo della manifestazione di Dio nella vita personale e sociale dell’umanità, luogo dell’azione redentiva del Cristo, in un processo dinamico di sviluppo continuo. I cristiani non possono ritenersi o rendersi estranei alla storia, ma sono chiamati a guardare con attenzione e partecipare ai fatti, agli eventi e ai fenomeni che si realizzano nel corso del tempo, perché è nel corso del tempo e dello spazio terreno che, giorno dopo giorno e passo dopo passo, con il contributo di tutti al progetto di Dio si realizza in vari modi la salvezza da Lui promessa nel Suo Amore eterno, infinito e universale.
Nell’intervento introduttivo il dott. Francesco Cicione, CEO di Entopan, ha evidenziato la complessità dell’argomento, ambizioso e audace in un tempo difficile quale è il nostro, capace di grandi prospettive ma segnato da paura e smarrimento, nel quale ci troviamo impreparati ad affrontare le sfide che ci si presentano. Sorgono spontanee due domande sul misterioso senso della storia: una in merito al rapporto tra immanenza e trascendenza nella prospettiva di una comunità democratica, l’altra relativa ai misteriosi fattori di successione degli eventi: sono essi casuali o subordinati ad una verità superiore, non sempre evidente?
Nel rispondere alle prime sollecitazioni, il prof. Mieli, che già aveva parlato in mattinata ai sacerdoti diocesani radunati a Roccelletta di Borgia, ha esortato a non aver paura per il senso di smarrimento derivato dalla percepita incapacità di dominio delle conoscenze crescenti: la percezione di sgomento e smarrimento era avvertita anche negli anni passati, all’avvento del cinema e della televisione; è necessario piuttosto prendere atto del fatto che negli ultimi tempi (dal XX secolo) i cambiamenti sono molto più veloci che in passato (2.500 anni precedenti) e di conseguenza dobbiamo interrogarci con più forza e responsabilità sul futuro possibile per noi e i nostri figli e imparare a convivere pacificamente con i cambiamenti veloci come con i movimenti tellurici nelle zone sismiche, perché sono continui i terremoti esteriori e interiori. Tutti siamo chiamati a trovare il senso nelle cose che facciamo, che abbiamo fatto e che faremo e a questo scopo non possiamo prescindere dal cercare di capire i legami tra gli eventi, i rapporti tra il presente e il passato su cui le realtà attuali trovano appoggio e fondamento, presentandosi a volte ripetitive, a volte nuove e sorprendenti.
Per quanto riguarda il ruolo della fede cristiana nella storia, il relatore, che si è dichiarato non credente e proveniente da famiglia ebraica, ha molto apprezzato la capacità dei credenti di perdonare, di cercare di comprendere le ragioni altrui, di superare i conflitti e le risse, di voltare pagina, di andare oltre, nonostante essi abbiano provocato lunghe e sanguinose guerre di religione foriere di distruzione e morte in tutto il continente europeo: ne è una prova l’editto di Nantes promulgato dal Re di Francia Enrico IV nel 1598, dopo la conversione dal calvinismo. Nella storia dell’umanità non esistono ragioni assolute o torti assoluti, tutti da una parte o dall’altra; spesso la fede religiosa è stata uno dei motori dei conflitti (non l’unico) ma anche uno dei fattori di conclusione dei conflitti, ai quali i non credenti non sapevano porre fine. La storia insegna a mettersi il passato alle spalle, con un profondo senso dinamico della vita, perché il desiderio persistente di vendetta e l’ossessione per i torti subiti ingessano la vita personale e sociale, la rendono immobile e statica e quindi la escludono dalla storia.
Chi non condivide la fede cristiana, la quale offre ai credenti una specifica chiave di lettura della storia alla luce del progetto divino della redenzione, può trovare il senso della storia nella responsabilità del rapporto con i figli, con gli studenti e con i soggetti più giovani, ai quali bisogna trasmettere saperi e valori, fiducia e sicurezza, e non lasciare bagagli negativi.
Sollecitato poi da vari interventi, il prof. Mieli si è soffermato sul tema della laicità in Francia (esclusiva) e nei Paesi anglosassoni (inclusiva, più coraggiosa e rispettosa) e sullo spazio lasciato alle varie fedi religiose nel confronto pubblico, invitando i credenti ad una fede autentica e propositiva da esprimere con coraggio e spirito costruttivo, guardando avanti, senza ridurla a mantello di copertura o a strumento di reclutamento. La fede religiosa non è un buono sconto o una polizza assicurativa, che induce a vedere tutto il bene da una parte e tutto il male dall’altra o a guardare le cose e le persone dall’alto in basso, ma è frutto di un percorso lento e faticoso ma denso e coinvolgente; non deve essere strumentalizzata ma deve aiutare ad affrontare insieme i motivi di smarrimento e a promuovere la convivialità delle differenze nel reciproco rispetto. Essa si rinforza nella ricerca continua, sempre diversa nelle varie età, ed aiuta a rimettersi in viaggio, a ricominciare da capo, a capire la vita e la storia. 
Nell’intervento conclusivo l’Arcivescovo ha citato lo scrittore siciliano Bufalino per dire che un credente deve andare alla ricerca della fede come un esattore di tasse va alla ricerca di evasori. Purtroppo la condizione degradata e contraddittoria della natura umana, riconosciuta da S. Paolo come già da Ovidio, porta l’uomo a cercare le cose buone e belle ma a seguire le cose peggiori; ma la Nascita di Gesù, il suo ingresso nella storia dell’uomo, ci segnala che il Krònos (il tempo della storia umana) può legarsi al Khairòs (il tempo di Dio, propizio per la salvezza); questo ci permette di guardare oltre la scena terrena, di constatare l’incontro e lo scambio tra la potenza di Dio e la debolezza dell’uomo, di sperimentare ancora la gioia vera, l’umiltà e la semplicità perché, nonostante i dolori, le menzogne e le ingiustizie umane, non camminiamo da soli e al buio e possiamo affidarci a Dio come ogni bambino al suo papà. E questo è il senso della storia che, con tutti i suoi difetti, la Madre Chiesa continua a proporci.

Guido Mauro