29/05/2020
Messa Crismale a Serra San Bruno. Il presbitero chiamato ad essere “astro che brilla nel buio del mondo”

Il 29 maggio il clero diocesano si è ritrovato a Serra San Bruno, assieme al proprio Arcivescovo, Mons. Vincenzo Bertolone,  per la celebrazione della Messa Crismale.  Un momento di fede, dopo questi mesi di pandemia, nel ricordo anche del nono anno dall’ingresso in diocesi dell’Arcivescovo Bertolone.  A ospitare la celebrazione il Santuario Santa Maria del Bosco. La prima parte della liturgia è stata celebrata nella spianata dinanzi alla chiesa. Per motivi di pioggia la Santa Messa con la benedizione dei sacri oli e proseguita all’interno del Santuario.  Presente alla celebrazione anche il priore della Certosa Padre Ignazio Iannizzotto.  Al termine della celebrazione un saluto a nome di tutto il clero è stato rivolto all’Arcivescovo da parte del Vicario Generale, Mons. Gregorio, Montillo, che ha ringraziato il Presule per la vicinanza e la preghiera paterna manifestata durante questo tempo di pandemia.         

Proponiamo il testo integrale dell’omelia dell’Arcivescovo.   
1. Carissimi fratelli e sorelle, diletti presbiteri e figli di quest’amata chiesa di Catanzaro-Squillace, nell’ameno scenario di questo luogo, di vera, autentica spiritualità, non solo per la nostra chiesa diocesana, ma per tutta quanta la Chiesa, non trovo parole più belle per rivolgermi a voi, con sentimenti di sincero affetto e veramente dal profondo del cuore, se non quelle che il nostro San Bruno scriveva ai suoi figli di Certosa: “Gioite, fratelli miei carissimi, per la felicità che avete avuto in sorte e per l’abbondanza della grazia di Dio verso di voi”. Accogliamo anche noi il suo invito e rallegriamoci insieme, in questo giorno solenne in cui facciamo festa per la felicità ricevuta in sorte dal Signore e per l’abbondanza della grazia di Dio, che ci ha chiamato a partecipare all’inestimabile ed ineffabile dono del sacerdozio ministeriale di Cristo, a servizio della grande famiglia ecclesiale, che qui rappresentiamo -vescovo, presbiteri, diaconi, ministri istituiti e fedeli laici- convocati dal Signore e radunati nel nome della Trinità, ai piedi della Madonna del Bosco, sostenuti e incoraggiati dall’austera figura di santità di Brunone di Colonia, al quale dobbiamo l’edificazione di questo santuario come richiamo alla necessità della contemplazione, della meditazione e del silenzio. Lo facciamo accolti da questa pianura, “vasta e piacevole che si estende per lungo tratto tra i monti, con le sue verdeggianti praterie e i suoi floridi pascoli”, come ebbe a definirla lo stesso San Bruno, in una lettera a uno dei due compagni che fecero insieme con lui il voto di consacrarsi alla vita monastica e contemplativa. 

2. La benedizione degli Oli santi e la consacrazione del Crisma sono occasione per riunire il clero attorno al proprio Vescovo, con la rinnovazione delle promesse proprie dei ministri ordinati, posticipata a questo venerdì prima di Pentecoste, con la quale si concluderà il Tempo di Pasqua. I testi tratti dalla Parola di Dio che abbiamo ascoltato, in questa solenne “festa del sacerdozio”, sono tutti centrati sulle caratteristiche che distinguono colui che è stato scelto per assolvere le funzioni ministeriali ordinate. 

3. Permettete, anzitutto, che ringrazi a nome di tutti i fedeli dell’arcidiocesi ciascuno dei presbiteri, che in questo tempo di pandemia hanno continuato a servire le loro comunità, con immutata dedizione, abnegazione, generosità e qualcuno anche mettendo in pericolo la propria vita. Un ringraziamento particolare è per la comunità dei certosini che, da questi luoghi, lontani dal rumore del mondo, offrono costantemente al Signore con la preghiera ed il silenzio la vita per il bene spirituale della Chiesa e ricordano che, mentre il mondo affannandosi gira, la croce di Cristo resta ferma, continuando ad irradiare il bagliore della sua luce: stat Crux dum volvitur orbis!  

4. Cristo: luce nel cammino della vita. E’ Cristo, l’unica luce capace di illuminare il mondo e la storia, l’unica risposta ad ogni nostra paura. Vorrei che ci immergessimo insieme nella contemplazione del mistero di Cristo, lasciandoci abbagliare, da quello splendore che ci chiama nella diversità dei ministeri e dei carismi, ad essere luce nel mondo in cui viviamo!  Mai come in questi mesi abbiamo potuto percepire quanto la vita sia un viaggio nel mare della storia, spesso oscuro e burrascoso. Ce lo ha ricordato anche papa Francesco lo scorso 27 marzo: “Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio”. Ci auguriamo che quei giorni che sembrano un po’ lontani, siano un ricordo sempre vivo per non farci ricadere nei medesimi errori. Nell’alternarsi delle vicende, la vita del cristiano è sostenuta dalla speranza. Quella speranza che attinge la sua forza nella luce del Cristo, sole che sorge da oriente, “Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!”, come abbiamo ascoltato nella seconda lettura, tratta dall’Apocalisse. Il simbolismo teologico “Cristo-luce” è caratteristico del Vangelo di Giovanni. Il Verbo incarnato, che è “la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9), vuole che i suoi discepoli brillino di luce anche se riflessa e che siano il sale della terra […] e la luce del mondo” (cf. Mt 5,13-14).  
 
5. La Chiesa: riflesso della luce di Cristo. Sant’Ambrogio ci ricorda, che Cristo irradia il mondo con la sua luce e la Chiesa, suo corpo mistico, “non splende di luce propria, ma di quella di Cristo” (fulget Ecclesia non suo sed Christi lumine). Nel cammino della vita è bello incontrare persone luminose che indicano la via con la loro umile  e semplice testimonianza. Non c’è gioia più grande per una comunità che trova nel suo presbitero la bussola, il punto costante di orientamento, il volto-guida in cui splende la luce del Cristo. Oggi, come sempre e più che mai, i presbiteri debbono essere punti di luce, per le persone loro affidate, attingendo questa luce umilmente  solo e soltanto da Cristo e non dalle proprie personali convinzioni o presunzioni.  Non servono persone mediocri, del silenzio inerte, della vita solitaria sganciata dalla Chiesa o del compromesso. Nella Spe salvi (n. 49) di papa Benedetto XVI leggiamo che: “le vere stelle della nostra vita sono le persone che hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di speranza”, perché umili, miti, “retti di cuore” e “giusti”. Sono luci, grandi o piccole, che brillano sul nostro cammino, indicano la méta e la via per raggiungerla con la loro umile testimonianza quotidiana. Se pensiamo: quante persone nella nostra storia vocazionale e personale, sono state veramente degli astri luminosi con la loro testimonianza (preti, consacrati, consacrate, amici, fedeli laici ), quanta gratitudine dobbiamo avere verso di loro e per questo dobbiamo sinceramente ringraziare il Signore!  

6. Il presbitero: astro che brilla nel buio del mondo. Chiediamoci: il ministero presbiterale, riesce in questa nostra società secolarizzata ed oggi impaurita e sempre più povera di valori cristiani ad essere una fonte di luce. Se è vero che con l’Ordinazione presbiterale siamo divenuti con Cristo una cosa sola nel sacramento, è anche vero che se la nostra vita non si conforma giorno dopo giorno al sacramento ricevuto, in piena docilità e obbedienza allo Spirito Santo, non saremo più fonte di luce né capaci di attrazione.  Carissimi presbiteri, fra qualche istante vi chiederò: “Volete unirvi intimamente al Signore Gesù, modello del nostro sacerdozio, rinunziando a voi stessi e confermando i sacri impegni che, spinti dall’amore di Cristo, avete assunto liberamente verso la sua Chiesa?”, e voi risponderete: “Si, lo voglio!”. Un sacerdote che non mette al primo posto il Signore, prima o poi anteporrà le proprie ragioni, ambizioni, desideri e progetti a quelli di Cristo e della Chiesa. Crederà di brillare di luce propria e non di luce riflessa: attrarrà, forse, a sé stesso qualche persona, ma non a Cristo! Così chiunque entrerà in contatto con noi si troverà smarrito, confuso, senza mèta, senza rotta. Attingiamo ed alimentiamoci  quotidianamente  alla fonte inesauribile, sempre viva e vivificante di Cristo per la nostra santificazione ed a beneficio delle anime. 

7. Senza mai vergognarsi di Cristo. Se cosi ci sforzeremo di fare, costi quel che costi, potremo dire  con  don Mazzolari: “Non mi sono mai vergognato di Cristo”, parole che scrisse al Vescovo pochi mesi prima di morire, nelle quali è racchiuso il cammino, verso la conformazione a Cristo, in spirito di umiltà, povertà, passione per l’annuncio del Vangelo e amore per la Chiesa. Si vergogna di Cristo un prete che forse inavvertitamente, imprudentemente, lacera il corpo ecclesiale, quando offre al vescovo un’obbedienza solamente formale o, peggio ancora, soltanto a parole, senza tradurla in gesti, scelte, condivisione leale. Occorre un’obbedienza che molti di voi chiamano filiale, a me basta che sia fraterna, ripeto leale, vera, sincera, attiva per il bene della diocesi e dei fedeli. Ci vuole  una comunione  simile a quella che esiste tra la vite vera e il tralcio, da chiedere umilmente ogni giorno allo Spirito Santo. Senza questa vera comunione, carissimi presbiteri, diaconi, seminaristi, siamo come tralci che agitano le proprie foglie, senza produrre frutti. 

8. Maria, stella della speranza. È sul cammino di Cristo -e non se ne duole- chi sa irradiare e riflettere con la luce di Gesù, anche quella della Vergine  Maria, meno luminosa  di Cristo-certo-, ma infinitamente superiore a quella di tutti gli esseri umani. Il suo “fiat” all’Arcangelo donò al mondo Cristo, speranza e luce delle genti, e divenne per tutti stella di speranza. Ave maris stella, esprime tutta la nostra  fiducia in Maria invitandoci a guardare a lei nel cammino della vita:«Respice stella, voca Mariam». Alla stessa maniera, il sì pronunciato da ciascuno di noi, ha permesso alla Chiesa di crescere, di attrarre nuovi figli, rinati nelle acque del Battesimo, rinnovati nell’anima dal sacramento della Penitenza, nutriti dal suo Corpo e dal suo Sangue, accompagnati nell’ultimo momento dell’esistenza terrena con la Santa Unzione.  

9. I santi: punti di luce, compagni di viaggio e sostegno nel cammino della vita. Nel cielo, costellato di astri che fanno corona a Cristo, brillano tante figure di santità che ci danno speranza. Carissimi presbiteri, la nostra arcidiocesi può veramente gioire sia perché con il  Decreto dello scorso 5 maggio  sono state riconosciute le virtù eroiche del Servo di Dio, Francesco Caruso, sacerdote della nostra arcidiocesi che si pone quale autentico modello presbiterale, instancabile e appassionato ministro della riconciliazione “secondo il cuore di Cristo” e custode del germe della vocazione nei cuori di tanti giovani chiamati al sacerdozio. Continuiamo a pregare perché il SdD possa essere inserito al più presto tra i beati tra i quali speriamo di vedere presto anche Maria Antonia Samà e Nuccia Tolomeo. Auguro a tutti voi di essere santi preti, santi fedeli laici. 

10. Conclusione. Affido all’intercessione della Beata Vergine Maria, Stella della Mare, Madre Immacolata, ai nostri santi patroni, Agazio e Vitaliano ed a San Bruno, i nostri santi desideri di bene. Nella prossimità della solennità di Pentecoste, invochiamo  lo Spirito Santo perché rinnovi i nostri cuori  e ci dia la passione  di san Paolo nell’annunciare e  testimoniare il vangelo; e la  stella del mare,/ madre gloriosa di Dio,/ vergine sempre, Maria,/ porta felice del cielo perché ci protegga da ogni male. Amen!