28/06/2018
Aggiornamento pastorale per il clero diocesano sulla comunicazione della fede e la tecnologia digitale

Dal 25 al 27 giugno a Torre di Ruggiero il clero di Catanzaro-Squillace ha vissuto tre giorni di aggiornamento su tematiche inerenti al mondo della comunicazione sociale, analizzando il nuovo mondo della rivoluzione digitale. 
Le giornate, volute e presiedute dall’Arcivescovo Bertolone, che ha dettato ai presbiteri diverse indicazioni pastorali, hanno aiutato il clero ed i laici presenti ad approfondire, conoscere e praticare ogni opportunità che favorisca l’annuncio liberante e gioioso del Vangelo, soprattutto in questo momento storico  passato velocemente dalla “galassia di Gutenberg” alla “galassia di internet”. 
Dopo l’introduzione dell’Arcivescovo Bertolone, che ha evidenziato l’importanza del’aggiornamento voluto per il clero sul tema della comunicazione sociale. 
“La sfida attuale dell’educazione cristiana, nell’epoca virtuale -  ha detto l’Arcivescovo Bertolone – richiede grande attenzione nei confronti dei giovani, delle nuove povertà giovanili, soprattutto da parte della rielaborazione teologica e teologico-pastorale, impegnata sull’uso dei social e delle nuove tecnologie. Ma questo esige che strutture di ricerca e centri pastorali diocesani acquistino la capacità di passare dalla verità di carta (che conviene comunque mantenere, senza uno sciagurato passare al  nuovo, che non c’è, eliminando il vecchio che ancora c’è) all’annuncio virtuale e tecnologico”.  
La prima relazione è stata stata dettata  don Giovanni Scarpino, giornalista e direttore regionale e diocesano dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali, che si è soffermato sul tema: “Mezzi di comunicazione in diocesi. Cosa si fa e cosa si può fare”.  A seguire nel pomeriggio la relazione di don Francesco Cristoforo, conduttore televisivo, che ha raccontato la sua esperienza con una riflessione su “Il Vangelo in televisione”, e la lettura del rapporto finale del CESAB (Centro Ricerche Scienze Ambientali e Biotecnologie), realizzato nella diocesi di Catanzaro-Squillace. Un’indagine statistica nelle parrocchie per comprendere il rapporto tra la parrocchia ed il luogo in cui questa si trova, facendo emergere  la sensibilità verso le tematiche ambientali, la salvaguardia delle risorse e il controllo dei consumi energetici. A relazionare il presidente del CESAB, Ercole D’Amato, assieme all’équipe di studio composta da Antonio Gaspari, Ernesto Maria Giuffré, Rosaria Giovannone e Domenico De Angelis. 
La seconda giornata ha visto come relatore Mons. Dario Edoardo Viganò, Assessore del dicastero per la Comunicazione, che ha offerto due riflessioni: “Gli ultimi tre papi e la rete, un modello da imitare?” e “Come la rete può aiutare la comunicazione di diocesi e parrocchie”. 
Nel pomeriggio le relazioni sui temi “Chiesa e nuovi media” di Mons. Domenico Graziani, arcivescovo di Crotone-Santa Severina, e “Le bufale e la rete: istruzioni per l’uso” del  Dott. Antonio Cavallaro, rappresentante della Rubettino editore. 
Ad aprire i lavori della terza giornata le due comunicazioni di Lucia Ascione, giornalista TV2000 , sui temi:  “Dal ring all’agorà. Perché la rete spesso produce aggressività: come dissentire senza litigare” e “Immersi nei media”. 
A concludere la terza giornata don Fortunato Di Noto, presidente associazione Meter, che ha offerto il tema: “Laboratorio La rete: opportunità, bufale e trappole per le nuove generazioni”. 
Giornate ricche ed intense che hanno dato a tutti i presenti l’opportunità di approfondire, anche con interventi in aula, come la comunicazione della fede e la tecnologia possono offrire alla Chiesa una possibilità in più di dialogo e di risposta, con una  competenza comunicativa deve diventare un comportamento abituale.
Le conclusioni dei lavori sono state affidate  al  Prof. Pasquale Giustiniani, ordinario nella Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, che ha ripercorso e le tre giornate, segnalando, infine, alcuni spunti meritevoli di ulteriori approfondimenti.
Se questi nuovi strumenti della comunicazione esistono e si utilizzano, per Giustiniani  vi è “la necessità di conoscere e far conoscere i media che, a livello universale, diocesano e regionale, sono di fatti gestiti dalle Chiesa” con “l’acquisizione di un’ottica che non sia pre-concettamente anti-moderna e veda in ogni innovazione solamente i rischi di scivolamento, oppure nuove fonti di immoralità (soprattutto affettiva), o anche giudizi di compromissione irrimediabile della modernità con il relativismo, la scristianizzazione, l’assassinio del trascendente”.
L’invito anche del prof. Giustiniani a non “perdere mai il giusto equilibrio tra comunicazione verbale, interazioni interpersonali e vita nei social, o vita social, pre-sapendo che la generazione y (i millennials, quelli che sono nati all’inizio del millennio) e la generazione z sono ormai dei “terminali umani” con appendici digitali”.