31/12/2018
"UN ANNO NON PASSA IN UN ANNO". La riflessione del nostro Arcivescovo metropolita

«Le temps file ses jours, rien n’a changé ici et puis, sans qu’on y pense, on s’habitue à vivre sans avenir».
Il tempo tesse i suoi giorni e poi, senza pensarci, ci si abitua a vivere senza futuro. Diceva più o meno così quella canzone un po’ amara – Un giorno dopo l’altro - scritta da Jacques Chaumelle e portata al successo da Luigi Tenco. Sono strofe e note che potrebbero tranquillamente risuonare anche in questo fine d’anno in cui, come sempre in simili occasioni, si compilano  bilanci e si constata, a volte con un po’ di malinconia, che il primo giorno ne ha tirato un altro, e così per altre 364 volte. Il rischio sta nell’elencare eventi e ricordi solo per buttarseli dietro le spalle, come fossero cose insignificanti e senza ritorno. Invece, il tempo passa, ma non cancella le speranze. Non a caso uno come don Pino Puglisi ricorda che si può essere dei «folli capaci di speranza».
Proprio su questo, per di più in un momento delicato della storia del mondo, si è tenuti a riflettere sul da farsi per sconfiggere il pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà, di gramsciana memoria, per fare ciò che si può ed al meglio; per combattere l’indifferenza che è odio, mancanza di amore, disprezzo dei valori morali; per ricordare ai cristiani di amare, operare, testimoniare ed essere sale, luce e lievito; per accendere una fiaccola nell’oscurità, per riaccendere nuovi cominciamenti e nuove possibilità per noi e per l’avvenire.
Vale anche per la nostra Calabria: non serve soltanto recitare, a mo’ di litanie, le statistiche – sempre uguali a se stesse – che parlano di disoccupazione inquietante, emigrazione in ripresa, giovani in fuga, povertà in aumento, etc. Neppure serve scomodare le cronache per avere contezza di quanto siano arrembanti la ‘ndrangheta e la corruzione. È vero: si vivono giorni in cui, a volte, pare che il sole non trovi spazio, scacciato com’è tra le nubi di miseria umana e materiale, tra la prepotenza dei pochi e la disperazione dei più. Eppure, è proprio in questo terreno, all’apparenza arido, che la speranza attecchisce coi suoi semi già messi a dimora: accanto all’egoismo, all’indifferenza e alla vacuità di molti, c’è una moltitudine di persone che con umiltà, determinazione e senso del dovere si dedicano silenziosamente ai miseri della terra, all’affermazione della legalità, alla costruzione di una Calabria diversa. Gli esempi non mancano, e dimostrano, come scriveva Anatole France, che «per compiere grandi passi non dobbiamo solo agire, ma anche sognare; non solo pianificare, ma anche credere».
Insomma, per essere veramente uomini e donne bisogna coltivare sempre un sogno, un progetto, una fede, non rassegnandosi alla banalità, alla bruttezza, al grigiore, alla sopravvivenza. Ne vien fuori un auspicio: «Non aver paura che la vita possa finire. Abbi invece paura che possa mai cominciare davvero». È un aforisma del cardinale John Henry Newman: valga da augurio a tutti ed a ciascuno per l’anno che inizia.

+ Vincenzo Bertolone