20/04/2019
LA "NACA" DEL VENERDÌ SANTO A CATANZARO PRESIEDUTA DALL'ARCIVESCOVO MONS. BERTOLONE

Il Venerdì Santo per la città di Catanzaro è un giorno di grande partecipazione di popolo per la tradizionale processione della "Naca", presieduta dall'Arcivescovo metropolita Mons. Vincenzo Bertolone. 
Quest'anno la processione è uscita dalla Basilica dell'Immacolata è ha percorso il centro storico della città, pregando e meditando le stazioni della Via Crucis. 

Al termine della processione, dal sacrato della Basilica, l'Arcivescovo Bertolone ha rivolto un messaggio a tutti i presenti che riportiamo integralmente. 

Messaggio alla città

1. Catanzaro, via del calvario.  Carissimi fedeli, come ogni anno, abbiamo accompagnato in processione il Signore rievocando lo storico evento del Calvario.
“Voglio subito dirvi il mio grazie perché avete partecipato alla solenne processione della Naca manifestando la vostra fede semplice ed umile: (tutti, sacerdoti e popolo,intellettuali, professionisti, operai e gente umile), avete fatto brillare così il vero volto e la vera anima  del popolo di Catanzaro. Grazie alla nostra devozione religiosa popolare, le vie di Catanzaro sono così diventate il cammino  che porta al Calvario. Su queste  strade della nostra città, abbiamo meditato gli aspetti che le antiche profezie e i racconti evangelici mettono in evidenza. La via Crucis di cui parlano le scritture è anche la via Crucis quotidiana dei nostri concittadini, del nostro territorio, del nostro Meridione.

2. Trasformazioni della città. Nel tempo, la nostra città si è modificata: da città di “governo” (con annessi benefici) ad un serio impoverimento, da quando gli uffici, inclusi quelli della Regione, sono stati trasferiti fuori dal Centro. I giovani diminuiscono, sia per la decrescita demografica, per la quale sarebbe utile  fare qualcosa a livello comunale, sia per la necessità di cercare altrove un lavoro, una speranza per il futuro. Abbiamo sotto gli occhi i vari aspetti dello spopolamento del centro storico e  le condizioni socioeconomiche di chi -comunque- è rimasto a vivere in città; dell’immigrazione, della povertà, ed ultimamente anche di casi di criminalità. Ai problemi sociali si aggiungono quelli non risolti, a volte sfiorati da buone intenzioni espresse in convegni, tavoli di lavoro, interviste, ma rimasti insoluti per anni. Un centro storico deve essere fonte di aggregazione sociale, generatore di cultura. Una città è un progetto, è un cantiere di idee e  di passioni civili sempre aperto, che si alimenta di talento, di eventi, di cultura, di idee, di competenza e di fantasia. Di fatti concreti e non di chiacchiere e di polemiche sterili. La città ritrovi le ragioni per vivere assieme, per costruire la casa comune, ritrovi il senso del bene e del male, del giusto e del bene comune. Solo così dimostrerà di essere un punto di riferimento alto per la Regione e non solo.

3. Quanti timori… Quanti timori, quante paure ci attanagliano il cuore!  Sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto… uomo dei dolori. La profezia di Isaia descrive così Gesù di Nazaret: sfigurato nelle sua umanità. E la lettera agli Ebrei rincara la dose: uomo che emette forti grida e lacrime. Forse anche noi ci siamo commossi davanti al simulacro di quest’Uomo dei dolori, che abbiamo portato in processione per le nostre strade. Ma le nostre lacrime e la nostra commozione sarebbero sterili, se non le traducessimo in gesti e pensieri concreti verso tante donne e tanti uomini “dei dolori” che incrociamo nelle nostre strade, nelle nostre case, nelle nostre carceri, nei nostri ospedali. Nella chiesa di San Giuseppe, a Firenze, è esposta un'originale via Crucis "dell'umanità", in cui i 14 bassorilievi rappresentano altrettante scene di sofferenza umana: dallo sterminio di Inca e Indios, fino alla bomba atomica di Hiroshima e  le uccisioni di Gandhi, Martin Luther King e dei due Kennedy. L'intento dell'autore è mostrare che i mali dell'uomo rimandano a Cristo e alla sua via crucis; questa non solo li riassume, ma li apre al suo volto di risorto, che costituisce l'ultima stazione e consente d'interpretare tutte le altre con la vittoria di Cristo sul male, sul peccato e sulla morte. La fede in Cristo ci dà la vera visione della vita perché egli ha rivelato agli uomini: Il Padre, il senso della vita, della morte, del mondo, dando così risposta alle eterne domande: chi siamo, dove andiamo, da dove veniamo, perché viviamo?
Seguiamo le orme di Cristo: «quando in una società Dio muore, essa diviene libera. In verità, l’assenza di Dio in una società, nel cuore dell’uomo, significa anche la fine della sua libertà, perché muore il senso che offre orientamento e ci fa distinguere il bene dal male». Cari fedeli, guardiamo il crocifisso, riconosciamoci tutti peccatori e imploriamo: abbi pietà di noi!  Ricordati di noi!  ricordati di tanta gente operosa, generosa,  coraggiosa, onesta, impegnata, giovane e meno giovane che incontro nel mio ministero nell’Arcidiocesi, di questa   città, bella e generosa.  Sono davvero tanti. I più. Amen!.