07/05/2019
La riflessione dell’Arcivescovo Mons. Vincenzo Bertolone. "L’Europa che vogliamo"

«Come un figlio che ritrova nella madre Europa le sue radici di vita e di fede, sogno un nuovo umanesimo europeo, un costante cammino di umanizzazione». L’orizzonte tratteggiato da papa Francesco il 6 maggio 2016  ai rappresentati delle Istituzioni europee è quello  da seguire se si vuole costruire un’Europa che non si preoccupi prevalentemente degli aspetti economici e finanziari, sin qui conosciuta. In un contesto spesso piegato alle logiche di un capitalismo spregiudicato e senza regole, è evidente il bisogno di una “governance” capace di restituire alla finanza il precipuo ruolo di  servizio dell’uomo e di contrastare  l’esclusione sociale. Non mancano suggerimenti perché  ciò possa avvenire: ridisegnare   la dimensione sociale dell’unione monetaria; combattere povertà e disuguaglianze; sostenere lo sviluppo e lottare contro la povertà. Ed ancora: rivedere la riforma del sistema finanziario e le politiche sull’immigrazione favorendo una nuova cultura dell’accoglienza e del rispetto dei diritti umani. «L’Unione europea nasce come unità delle differenze e unità nelle differenze», asseriva ancora il Santo Padre, per cui  oggi è indispensabile «riscoprire il senso di essere anzitutto comunità di persone e di popoli» e «allargare lo sguardo per riconoscere un bene più grande che porterà benefici a tutti». Dunque, fraternità, rispetto dei diritti umani, lotta alle discriminazioni, dialogo tra religioni e Chiese, difesa e costruzione della pace mondiale, come pure dignità della persona, valorizzazione e tutela dell’occupazione,  possono e debbono diventare i punti cardinali di un’unione capace di opporsi all’economia dello scarto ed alla scarsa cura dei diritti, in sintonia con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030 e gli Accordi di Parigi sul clima, oltre che della Dottrina Sociale della Chiesa in  tema di difesa del Creato. Il compito che attende tutti e ciascuno è ripensare, riattualizzare, proiettare verso il domani il messaggio fecondo e creativo di un’idea alta di Europa. I cristiani, in particolare, non possono ritirarsi di fronte alle proprie  responsabilità storiche nei confronti del futuro del Continente, ma ciò presuppone  scelte precise e coerenti: la costruzione della casa comune europea deve essere il risultato di cittadini forti della loro identità culturale, responsabili della loro comunità, nel solco di quell’impegno al quale già nel 1950 chiamava Alcide De Gasperi: «Voi dite: nell’Europa non c’è l’unità: lo sappiamo. Neanche in Italia c’è l’unità. Lo scetticismo, il positivismo e il razionalismo hanno ovunque creato situazioni contraddittorie. Ma quale è lo sforzo che oggi si chiama democrazia? Non rappresenta solo la forma in cui la rappresentanza politica deve manifestarsi ed inverarsi, ma anche il tentativo di creare una legge fondamentale di convivenza civile, in cui tutti quelli che credono possono lavorare assieme per la ricostruzione del mondo. Questo è il nostro sforzo».
+ Vincenzo Bertolone