01/07/2019
Incontro-dibattito a Catanzaro sull'Eparchia di Lungro nel centenario della sua istituzione

L’Eparchia di Lungro compie cento anni.
Correva l’anno 1919, il giorno 13 del mese di febbraio, allorquando Papa Benedetto XV con la Bolla «Catholicifideles»,  unendo in un unico corpo ecclesiale e giuridico i discendenti dei profughi albanesi e greci dal XV al XVIII secolo, erige canonicamente l’Eparchia di Lungro. Con l’istituzione dell’Eparchia, la Santa Sede dava  una risposta alle ripetute e pressanti richieste ai discendenti del condottiero albanese Giorgio CastriotaSkanderbeg, definito l’Atleta di Dio. Con la sua morte, avvenuta nel 1468, a distanza di un quindicennio della caduta di Costantinopoli, gli albanesi per poter rimanere “in vita, liberi e cristiani furono costretti ad abbandonare la “madre patria” e, senza perdere la loro peculiare identità, si distinsero per la loro feconda integrazione nel tessuto della Chiesa latina.
Il  “cammino pastorale” compiuto dall’Eparchia di Lungro, nel corso dei suoi primi cento anni di vita, è statoben ripercorso dall’attuale vescovo mons. Donato Oliverio nel corso di un incontro-dibattito, promosso, nel pomeriggio del 22 giugno scorso, nella Chiesa “Madonna di Pompei”, dal “Servizio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso” dell’arcidiocesi metropolitana di Catanzaro-Squillace, dalla  parrocchia “Madonna di Pompei” e dall’Associazione “Mons. Oscar Romero”.
Nel suo indirizzo di saluto, il parroco don Pino Silvestre, dopo aver rivolto un caro e affettuoso saluto a. monsignor Vincenzo Bertolone, per aver condiviso, appoggiato e sostenuto la realizzazione dell’evento, e a mons. Antonio Cantisani per la sensibile e attenta sua partecipazione, ha rivolto  un vivo ringraziamento al vescovo Oliverio, rappresentando la sua  presenza un grande dono per la Chiesa di Calabria. “Il rito bizantino-greco che l’Eparchia di Lungro ha custodito e conservato nel corso dei cento annirende  viva la spiritualità e la tradizione dei Padri (in primis S. Giovanni Crisostomo) sul nostro territorio calabrese e in tutta l’Italia continentale. Nella memoria di questo passato si trovano le ragioni della speranza per camminare insieme verso il futuro di pace e benedizione del Signore. 
Con la specificità del rito e la fedeltà alle radici della “tradizione” la diocesi di Lungro, ha sottolineato don Pino, ha reso visibile la bellezza della Chiesa, una, libera, fedele alle proprie radici cristiane.
Nel dettare l’introduzione ai lavori del convegno, mons. Vincenzo Bertolone ha sottolineato la presenza viva, attiva, feconda dell’Eparchia di Lungro nel contesto della Chiesa calabrese e nel rapporto con le altre undici diocesi. Non v’è dubbio alcuno, ha aggiunto il vescovo Bertolone che la diversità salvaguardata dalla Chiesa greco-bizantina di Lungro costituisce nell’oggi della storia  un motivo di reciproco arricchimento con il servizio offerto dalle altre chiese della Calabria.
Mons. Donato Oliverio, da parte sua ha tratteggiato la storia, l’impegno pastorale, la vita comunitaria delle trenta parrocchie italo-albanesi (venticinque in Calabria, tutte nella provincia di Cosenza, una in Abbruzzo, due in Basilicata e due in Puglia).
Durante l’incontro sono stati eseguiti canti della  liturgia greco-bizantina di S. Giovanni Crisostomo.
Per i tipi dell’Editoriale Progetto 2000, è fresco di stampa un agile volumetto dal titolo per l’appunto “Eparchia di Lungro”, con sottotitolo “una piccola Diocesi Cattolico-Bizantina per i fedeli Italo-Albanesi precursori del moderno ecumenismo”. Ed è toccato proprio all’editore Demetrio Guzzardi tirare le somme conclusive del dibattito, che, ricco di interventi, è stato moderato dal giornalista Teobaldo Guzzo.

Teobaldo Guzzo